Un mito, un bimbo, il ricordo.

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Un mito, un bimbo, il ricordo.

29 Dicembre 2015 Blog counseling lutto prenatalità 0

articolo di Cristina Fiore

Secondo il mito, nel corso di una battuta di caccia, Atteone provocò l’ira di Artemide, quando la sorprese mentre faceva il bagno insieme alle sue compagne all’ombra della selva Gargafia. Il caldo estivo, infatti, la indusse a riporre le vesti e a rinfrescarsi interrompendo la caccia. La dea, per impedire al cacciatore di proferir parola intorno a quello che aveva visto, trasformò il giovane in un cervo spruzzandogli dell’acqua sul viso. Atteone si accorse della sua trasformazione solo quando scappando giunse a una fonte, dove poté specchiarsi nell’acqua. Intanto il cacciatore venne raggiunto dalla muta dei suoi 50 cani, resi furiosi da Artemide, che, non riconoscendolo, sbranarono il loro vecchio padrone. I cani, una volta divorato Atteone, si misero alla ricerca del loro padrone per tutta la foresta, riempiendola di dolorosi lamenti. Più tardi giunsero nella caverna di Chirone il quale donò loro un’immagine del loro padrone per attenuare il loro dolore.

(Wikipedia)

Questo il mito con cui il Parmigianino 1 affresca una saletta sita nella Rocca di Fontanellato, castello di proprietà della famiglia Sanvitale; dietro committenza del Conte Galeazzo e della moglie Paola Gonzaga.

I nobili coniugi  nel 1523 ebbero un figlio maschio, di cui però i documenti tacciono e dopo un anno non se ne sente parlare più. Pare evidente la morte prematura del piccolo Sanvitale.
Il Parmigianino trova pertanto una situazione ancora scossa al suo arrivo a Fontanellato. La commisisone assegnatagli prevedeva la realizzazione degli affreschi nella volta e sulle pareti di una piccola saletta di forma rettangolare. La decorazione lascia libera solo la zona inferiore delle pareti, forse orginariamente coperte da arazzi.
Parmigianino immagina la volta come una sorta di cripta-gazebo con un pergolato sostenuto da canne tra cui spiccano dodici putti che offrono ghirlande, fiori e frutta.

La piccola sala decorata dal Parmigianino è stata più volte studiata: vista come una sala da bagno con cui ben si sposa il tema del “bagno di Diana”, oppure legata agli interessi alchemici di Galeazzo Sanvitale, ma quella che convincce di più è la teoria che la vede come un sacrario, luogo di meditazione e di preghiera per la scomparsa del piccolo figlio di Galeazzo e Paola.

Diana, dea della caccia, della natura selvaggia, della luna e del parto, equivalente della greca Artemide,  si dimostra ingiusta con Atteone che solo per caso la vede al bagno ma che paga con la morte; così anche il piccolo Sanvitale muore, ingiustamente, Diana non protegge quella gravidanza. Galeazzo e Paola vogliono comunque un luogo del ricordo, dove commemorare la breve esistenza del figlio, così presto dimenticata dal mondo.

Parmigianino.Fontanellato.PaolaGonzaga-829x1024Il bimbo sembra essere il putto raffigurato con la collana di corallo e rametti di ciliegie in mano, poco distante da sua madre. Il corallo riassume in sé gli aspetti di collegamento tra i tre livelli del cosmo e di evoluzione e rigenerazione continua peculiari dell’Albero ed inoltre era simbolo di protezione contro il fulmine e il pericolo di morte improvvisa, specialmente degli infanti.

Paola Gonzaga tiene in mano spighe di grano, pianta che simboleggia il ciclo delle rinascite. Poichè il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra, rappresenta l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce. Il Grano è inoltre, il simbolo della fecondità. Infatti nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, è rappresentata con la fronte cinta da una corona di spine di Grano. Sembriamo trovarci di fronte ad un messaggio doppio, al bimbo, perché acceda alla vita ultraterrena e alla mamma, che possa gioire di una nuova maternità.

È comunque commovente e tenero questo grido d’amore, trattato con una delicatezza che non nasconde l’umano sdegno di fronte ad un’ingiustizia divina, alla quale non si può far fronte. Il bimbo rubato, negato al mondo, è celebrato in un intimo ambiente che è sormontato da un cielo azzurro, bordato da una siepe di rose arrampicate su un incannicciato. Al centro una cornice di legno intagliato racchiude una sorta di finto specchio, con il motto Respice Finem (“guarda la fine”) su sfondo avorio, un invito a seguire il tragico finale della fabula sottostante.

Fonti:

  1. CircumnavigArte
  2. Wikipedia
  3. Castelli del Ducato

  1.  Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino (Parma, 11 gennaio 1503 – Casalmaggiore, 24 agosto 1540), è stato un pittore italiano, fondamentale esponente della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.

 

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