Tag: cristina fiore

Camminando Camminando…

 articolo di Cristina Fiore Esistono cammini senza viaggiatori. Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri. Gustave Flaubert, Lettera a Louise Colet, 1847 Mi affeziono alle parole e quando mi hanno fatto riflettere circa ERRARE nella doppia accezione legata all’errore e al cammino, non ho più abbandonato l’immagine. Mi viene in…
Leggi tutto


29 Settembre 2014 0

La dimensione attiva dell’helpee.

Nella relazione d’aiuto troppo spesso viene sottovalutata la dimensione attiva di colui al quale si presta aiuto. Senza un adeguato coinvolgimento l’helpee non è facilitato nei processi interni di esplorazione, fondamentali affinché si verifichi un cambiamento.

L’aiutato che analizza e verbalizza estesamente la sua situazione diventa condizione necessaria all’helper per personalizzare il percorso di aiuto.

È necessario ricordare che l’obiettivo finale dell’aiuto è impegnare il cliente in processi che portino alla crescita e allo sviluppo delle sue proprie dimensioni umane.

Il primo passo, fondamento di tutto il processo di aiuto, è permettere che l’helpee guardi dentro di sé per rileggere in prima persona il proprio vissuto. Potremmo chiamare questo passaggio elaborazione interpersonale, questa richiede abilità di esplorazione, comprensione ed azione.


4 Agosto 2014 0

Gravidanza, feto e storia

Il lavoro ci propone uno scorcio circa il vissuto della gravidanza dal medioevo ai giorni nostri.

Marie Morel parte con la considerazione che la gravidanza è per la donna d’altri tempi un momento in cui si rispettano credenze e tradizioni, in cui la donna è sottomessa a divieti così come a consigli e ingiunzioni di famiglia e vicinato. Direi che anche oggi la gravida è immersa in un flusso di informazioni più o meno scientifiche e fondate circa il miglior modo di compiere il viaggio che la porterà a dare alla luce suo figlio.


18 Luglio 2014 0

Si vales bene est, ego valeo. Empatia?

Empatia, una delle condizioni dell’ascolto empatico, movens delle relazioni d’aiuto, imprescindibile rogersiana condizione è ad oggi un dominio condiviso tra psicologi, cousellors, psichiatri, neurobiologi, educatori, ricercatori, insegnanti, genitori, fidanzati.
L’assidua frequentazione ne fa “terreno dei popoli” e i popoli inquinano, calpestano, strausano e ristagnano in definizioni riportate e rivendute senza averle mai davvero digerite.
L’etimo è noto, somma le parole greche en (dentro) e pathos (sofferenza, sentimento ).


18 Luglio 2014 0

Bonding = Legame

Il primo momento in cui il pensiero ci prefigura un’immagine che ci vede esplicitare attivamente un ruolo genitoriale si perde probabilmente in giorni lontani, in istanti antichi di gioco in cui ci siamo presi cura di una bambola, di un orsetto ed abbiamo sofferto per lui, con lui; abbiamo rivelato i nostri segreti, ci siamo rappresentati in una relazione pseudo genitoriale; ci siamo innamorati del bimbo del banco accanto e l’abbiamo vestito da principe azzurro, dipingendoci domani a fianco a lui come “mamma papà”. Lì nasce il legame, lì scorre il primo istinto a procreare a cercare il passaggio da oggetto di cura a fornitore di cura; o quanto meno a oggetto disposto a scambiare cure e a ricevere godimento dall’atto di occuparsi di un altro.
Questo è sentire un legame, leggersi come disposti ad interagire, figurarsi in un interscambio.


18 Luglio 2014 0

L’unico immortale: l’amore

Sento tutto il dolore. E l’attimo di pace che precede una nuova onda. Come una contrazione in travaglio. Lo prendo tutto quel male, tutto in me; so che non mi appartiene. Mi sfiora. Ed è devastante nella sua carezza.
Nella dinamica della relazione con l’altro, il risultato del mettere in atto la competenza d’aiuto la colgo nel movimento.
I passi percorsi pian piano, stentati, appresi da poco, mossi incerti in un terreno che si teme cattivo; leggo la fatica e la volontà.


14 Luglio 2014 0

L’ascolto efficace e il rischio di intervento di facilitazione

E’ bastato un input dell’amica Claudia Ravaldi[1] per farmi riflettere circa la tentazione, mi si passi il termine, di accelerare il processo in atto in una relazione d’aiuto. Quando mi trovo di fronte al dolore, alla sofferenza indicibile di un lutto relativo alla morte di un bambino ma anche rapportandomi ad altri vissuti di perdita e di fronte allo smarrimento che leggo più volte negli occhi di chi mi si rivolge in cerca di un aiuto, nasce imperioso il desiderio di intervenire per accellerare quel tempo così gravoso, nell’ottica di portare un sollievo più veloce in termini di tempo al cliente che mi si rivolge.


14 Luglio 2014 0

La perdita e il vuoto

La prima volta che ho avuto a che fare con il vuoto ero bambina e trascorrevo un po’ di giorni presso la casa di campagna dei miei nonni; era una cascina circondata dalle molli colline del Monferrato e c’erano delle discese di tufo.

Mi ricordo un odore di timo ed erbe e una scivolata lungo quella parete fragile, il senso del vuoto sotto di me, le mani che non sapevano aggrapparsi e un posto bello che diventava ostile. Non successe nulla, il pendio era breve e sono agilmente risalita lungo la china; ma il cuore batteva forte e avevo bisogno di tornare a casa. Arrivata, non raccontai nulla, era grande la paura di essere sgridata per essermi messa in una situazione pericolosa, avevo una sensazione di vergogna.


14 Luglio 2014 0

Questo sito utilizza cookie di terze parti per migliorare servizi ed esperienza dei visitatori. Acconsenti all'uso dei cookie cliccando su "Accetto" nel banner. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi