Sulle ali di Alice

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Sulle ali di Alice

15 Ottobre 2013 Blog lutto 0

Sono Martina, mamma di Alice. Già, mamma! E’ stato difficile fin da subito accettare questo status, ma è quello che ho sempre desiderato. Abbiamo cercato e voluto Alice in un momento in cui ci siamo resi conto che mancava un pezzo per completare la nostra vita. Io e Marco ci siamo incontrati a 16 anni, abbiamo studiato, abbiamo trovato un lavoro, ci siamo fatti una casa, ci siamo sposati e ci siamo sempre amati. Era il momento giusto, dopo 16 anni, pensare di avere un marmochietto tra i piedi, lo volevamo tutti e due e così ci simo messi all’opera. Mi sentivo già mamma quando ho iniziato a pensare ad un figlio. Dopo poco tempo, alla vigilia di Natale, abbiamo avuto la conferma definitiva che avevamo realizzato il nostro sogno, che sicuramente si sarebbe avverato. Quale momento migliore per condividerlo con i nostri cari. Eravamo felicissimi e facevamo mille progetti…..”pensa quando lo/la porteremo in vacanza, accidenti non potremmo più andare in moto!”, “chissà i nonni come se lo/la litigheranno, è il loro primo nipote”…ecc ecc ecc.Non scorderò mai la gioia negli occhi delle persone a cui comunicavamo la lieta notizia, il mio cuore era stracolmo d’amore e con molto egoismo ho pensato “finalmente, dopo tanta sofferenza, un po’ di sole nella nostra vita!”

Non sono mai stata meglio prima di allora, ero la persona più orgogliosa del mondo e insieme alla mia pancia andavo ovunque…..non avevo un bambino nel passeggino, ma nella mia pancia, il posto più sicuro in cui potesse stare. Passavano i giorni e il mio fisico iniziava a trasformarsi, la pancia cresceva sempre più e finalmente la nostra piccolina si svelò essere Alice, noi pensavamo fosse Federico. Strano, fino ad allora avevamo fatto progetti per un maschietto, ma quando abbiamo saputo che era femmina ricordo benissimo lo sguardo di Marco, che preoccupatissimo ha commentato: ”starà in casa fino a 18 anni!”

Tutto bene, tutto bello….”la stanza come la facciamo? Il fasciatoio dove lo mettiamo e ci vuole il passeggino, non possiamo essere impreparati”

Che bello progettare il futuro insieme a nostra figlia e gli altri insieme a noi. Io ero un fiore, ricordo che facevo ogni cosa e iniziavo anche a sentire i primi movimenti, che emozione!

Finche arrivò la 30° settimana, martedì 9 giugno, e chiamai il mio dottore per andare a fare un normale controllo di routine. Mi diede appuntamento alle 18:00 nel suo studio. Benissimo, dico a Marco di raggiungermi lì come sempre. Stranamente quella sera è saltato un appuntamento e così decisi di entrare da sola, tanto poi Marco sarebbe arrivato e io dovevo fare una semplice ecografia!

Il dottore appoggiò l’ecografo sulla mia pancia e cominciò a muoverlo in tutte le direzioni fino a quando mi disse: “non vedo il battito” e io sorridendo, domandai: “si è rotta la macchina?” e lui molto imbarazzato replicò : “no no, non c’è più il battito.”

La mia vita, da allora, si è fermata insieme a quel battito, da quel momento tutto, ma proprio tutto, è cambiato.

Marco non era ancora arrivato “e ora, cosa faccio? Cosa ho fatto, è colpa mia?”

Ricordo che il dottore, senza darmi troppe spiegazioni, ha chiamato frettolosamente in ospedale, quasi volesse liberarsi il prima possibile di me, litigando con l’infermiera all’altro capo del telefono perché lui aveva una MEF e l’indomani mattina avrebbero dovuto liberare assolutamente un posto. Riagganciata la cornetta mi disse che le infermiere a volte non capiscono proprio niente e che la mattina seguente dovevo presentarmi in ospedale per partorire. Ricordo ancora che ho pensato “Ma io non so come si fa, inizio il corso proprio domani, non si può fare un cesareo?” Risposta: ”In questi casi non si può, la procedura è questa.” Quali casi?

Non avevo ancora capito.

Non conoscevo il significato di MEF e non avevo capito che se non si sente più il battito (del cuore) il bambino è morto, semplicemente pensavo che,  partorendo il giorno dopo, Alice sarebbe nata prima, prematura…come tanti altri bimbi.

Non capivo niente ed ero sola con i miei pensieri…..e Alice.

Marco non era ancora arrivato e così il dottore mi ha fatto accomodare nella sala d’aspetto, insieme ad altre pance, dicendomi che quando sarebbe arrivato ci avrebbe fatto rientrare. Mi disse di non preoccuparmi che glielo avrebbe spiegato lui….come se a me non credesse!

Per fortuna poco dopo è arrivato, anzi gli sono andata incontro verso l’uscita perché non sapevo dove stare, e lì ho realizzato che Alice era morta ed io la stavo custodendo come il fiore più fragile che esiste sulla faccia della terra.

Ho dormito con Alice nella mia pancia quella notte, nel mio letto, e al mattino siamo andati in ospedale. Ho aspettato un po’ di tempo prima che mi assegnassero un letto e poi mi hanno sistemato in una piccola stanza. Non ho più visto il mio dottore fino al giorno dopo e il personale che mi ha accolto era impreparato al mio arrivo, mi sembrava che tutti mi volessero evitare, oppure volevano solo lasciarmi tranquilla…….non l’ho mai capito.

Solo un’ostetrica dagli occhi blu e la voce calda si è presa cura di me e Marco e ha deciso di sedersi a fianco a noi per spiegarci la situazione, come farebbe una mamma. Non ricordo bene le sue parole, ma so che mi hanno confortato e mi hanno dato un po’ di sollievo da tutto quel dolore o meglio un po’ di considerazione, ma comunque ero fortemente convinta di non voler conoscere Alice. In fondo già la conoscevo, è stata dentro la mia pancia per  210 giorni….mi sembra un tempo sufficiente per conoscersi. Ero spaventata all’idea di vederla, pensavo che avrei sofferto ancora di più……ora è quello che più vorrei! Poterla toccare, abbracciare, annusare…prendermi cura di lei.

Ero arrabbiatissima con il mondo intero, avrei voluto addormentarmi e risvegliarmi in un luogo sconosciuto, lontano da tutto e tutti. Ma dovevo affrontare la realtà, toccava a me farla nascere e il mio fisico si rifiutava.

Ricordo tutto di quei giorni, la faccia della gente, le parole dette, i rumori, gli odori…..tutto! “Signora acconsente per l’autopsia? Preferite cremarla oppure no? Dove la volete seppellire?”

Sembravo drogata, rispondevo con razionalità, lucidità e forza, che mai avrei pensato di avere.

Dopo due giorni di induzione del parto Alice è nata, era giovedì 11 giugno 2009 di sera. L’ho sentita, ho sentito il suo fragile corpicino abbandonare il mio e all’improvviso un vuoto immenso. Il giorno dopo sono voluta andare subito a casa per riprendere la mia vita (quale vita?), speravo di cancellare tutto il prima possibile. Volevo dimenticare, non pensare, dormire, fingere, piangere, sorridere…..volevo Alice.

Qualcuno ci doveva aiutare, ne eravamo consapevoli, da soli non potevamo farcela…”Chi chiamiamo? Chi è che può capire la nostra storia? Chi può darci delle spiegazioni? Chi può dirci perché è successo? Chi tira fuori le nostre emozioni? Chi ci restituisce Alice?

Decidiamo di contattare la mia psicoterapeuta, che mi aveva avuto in cura qualche anno prima, e che quindi conosceva già in parte la mia vita.

Passa un anno, ma c’è qualcosa di irrisolto, forse con un altro figlio (come tutti ci consigliavano) riuscivamo a dimenticare! Si, il nostro scopo era dimenticare! Come facevo a non capire, come si può dimenticare un pezzo di noi stessi?

Finalmente uno spiraglio di luce, ho conosciuto CiaoLapo. Ho passato una giornata intera a leggere storie simili alla nostra, dove riuscivo ad identificarmi e a collocarmi. “Quella sono io, mi è successa la stessa cosa, ma allora non siamo gli unici!”

Non siamo più soli, tra le righe di quei racconti leggevo le emozioni che io non riuscivo a dire e a spiegare agli altri. GRAZIE!!!!

Non mi bastava leggere e così ho pensato che confrontarmi faccia a faccia con persone che avevano vissuto la mia stessa esperienza fosse il modo migliore per capire e alleggerire quel senso di oppressione che mi soffocava.

Per fortuna, non troppo lontano da casa, si riuniva due volte al mese un gruppo di CiaoLapo e così, insieme a Marco, abbiamo deciso di provare. E’ stata la prova più bella che abbiamo mai fatto! Incrociare gli occhi, i tuoi occhi, di chi ha vissuto la tua stessa esperienza  è stata la cura più dolce che potessimo ricevere. Con il passare del tempo quella rabbia e quel dolore prepotente si è trasformato in amore. E finalmente ho trovato per Alice un luogo dove resterà per sempre, nel mio cuore, nella vita di tutti i giorni, sulle ali di una farfalla gialla.

Vorrei che la mia storia, sulle ali di Alice, raggiungesse i cuori di quei genitori speciali come noi, per dirgli che non sono soli e che il loro dolore un giorno si trasformerà in qualcosa di speciale, che nessuno potrà negargli.

Grazie al gruppo ho capito che non si può dimenticare, ma si deve attraversare il dolore per poterlo curare e che c’è un filo fitto fitto che ci unisce e ci rende meno soli.

Grazie

Martina

In occasione “Babyloss Awareness Day” (15 ottobre) CiaoLapo Onlus ha organizzato in Liguria, in collaborazione con Bene con Sé Bene Insieme, un evento dal titolo “La tua culla è il mio cuore”. I genitori, ed alcuni operatori, hanno messo a disposizione le loro testimonianze per aiutare gli operatori a comprendere il problema della morte perinatale e spingerli a formarsi in tal senso. Credo che un modo per arrivare a tutti sia la raccolta e la divulgazione di queste testimonianze.
Cristina Fiore

 

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