Ri-Cordo

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Ri-Cordo

20 Dicembre 2013 Blog comunicare counseling lutto 0

articolo di Cristina Fiore

 

  • Ma tu cosa facevi quando eri piccolo? Avevi un cane? E un cavallo?

Le mani grandi tengono la pipa ricurva e compiono gesti da tanto tempo ripetuti; il pollice preme un po’ il tabacco nel camino, sistemato a piccoli pizzichi, con calma.

Seduto su un gradino, le gambe un po’ divaricate, lo sguardo basso.

Un lungo fiammifero di legno strofinato contro la parte abrasiva della scatola, lo sfrigolio dell’accensione, l’odore un po’ acre e poi pian piano il tabacco diventa rosso e fa fumo; due o tre tiri più profondi per essere sicuri che si fosse acceso e poi un colpo di tosse a schiarire la voce.

  • Avevo un cane tutto bianco, con il pelo lungo, si chiamava Sidi, ma non me lo hanno fatto tenere a lungo, un giorno sono tornato a casa e lui non c’era più; credo lo abbiano regalato. Poi appena sono andato a lavorare ho comprato Laika, te la ricordi?

Ammicco. Certo che mi ricordo quel paziente boxer fulvo un po’ cicciottello coricato in mezzo ai trucioli del laboratorio di falegnameria.

  • I cavalli non mi hanno mai attirato troppo. Da bambino giocavo con le cose che trovavo fuori, più che altro giravo con gli altri bambini, in paese.

Un altro sbuffo di fumo, l’odore del tabacco ha riempito la stanza ma non sento fastidio. E’ un odore di casa, un profumo di sicurezza ed abitudine.

  • Giochiamo a qualcosa? Oppure ti inventi una storia? Come quella dell’altra sera in macchina, quella con Galeazzo.

Sorridi, deglutisci e mi guardi. Vuoi dirmi che non ne hai voglia ma non lo fai. Invece mi chiedi quante palline di Natale abbiamo rotto con la nonna facendo l’albero e se quello di quest’anno era più grande rispetto all’anno precedente.

Quel tanto basta a portare la mia attenzione sul Natale; sullo scatolone delle palline che ogni anno vengono riposte per bene, fasciate ad una ad una nei fogli di giornale; ma l’anno dopo qualcuna è rotta e non si sa come mai.

Li lasciamo in soffitta per tutto un anno. E loro si fanno trovare rotte.

La nonna dice che si possono ancora usare girando la parte rotta dove non si vede e tenendo esposto solo il lato intatto.

  • E’ un buon sistema – dice e a me sembra proprio così, un ottimo modo.

Ogni anno comunque compra una scatola di palline nuove per integrare quelle irrimediabilmente perdute. E così l’abete di casa è un gigante variopinto senza tema; non è prevalentemente dorato o rosso, è il nostro albero.

Occupa l’angolo a destra della sala, guardando dalla parte della cucina. Quando tutte le luci di casa sono spente brillano i suoi festoni ai chiarori che si intrufolano dalla finestra. Non ha luminarie elettriche. Brilla da solo il nostro albero.

I giorni delle vacanze natalizie sono freddi e caldi insieme; ore passate nel lungo corridoio dove c’è la casa delle bambole, tutta in legno, fatta dal nonno.

Un fustino di detersivo pieno di giochi. gli acquerelli; disegno malissimo ma mi piace ugualmente usarli.

Penso ogni volta: oggi realizzo uno splendido quadro. Non ci riesco mai. Che nervoso!

E’ questo il ricordo papà?

E’ questo?

E’ non parlare di te al passato anche se te ne sei andato 21 anni fa.

E’ sentirti qui come allora, non memoria fredda ma un caldo nel cuore.

Sentire che l’albero di Natale della nonna è ancora lì nell’angolo della sala, grande fino al soffitto con tutte le sue strambe palline.

E’ che se scendono due lacrime non sono disperazione, scaldano anche loro. vero papà?

La fumi la pipa lì dove sei?

Buon Natale!

 

Mi sono chiesta cosa mi spingesse a condividere questo scritto e mi sono risposta che queste righe sono ricordo. Sono il diritto di ricordare, la gioia di aver vissuto con e non la disperazione di essere senza. Sono la testimonianza che l’amore è più forte della morte e che è bello parlare di coloro che abbiamo amato e che non sono più accanto a noi.

Non era bello tenere questo solo per me. Perché le feste si trascorrono insieme.

Dedico questo scritto a tutti coloro che hanno voglia di parlare dei loro affetti, ovunque essi siano, e in particolare a mia nonna Ines, a mio papà Bruno, a mio zio Cesare.

Ringrazio tutti coloro che mi insegnano il valore di tenere nel cuore sperando di rendere almeno in parte l’amore che sono in grado di condividere con me.

Abbraccio Claudia, Alfredo, tutti i genitori di CiaoLapo e le mie cugine Federica e Francesca.

 

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