La supervisione di un facilitatore

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

La supervisione di un facilitatore

15 Ottobre 2013 Blog lutto psicologia 0

articolo di Fabrizio Pagliettini

Svolgendo attività di supervisione all’interno del centro studi “Bene con Sé Bene Insieme” mi sono imbattuto, come prevedibile, in situazioni quanto mai varie. Questo è sempre stato motivo di stimolo ad approfondire nuove tematiche ed anche una gratificazione alla mia curiosità professionale.

Tuttavia confrontandomi con il facilitatore che mi portava i suoi vissuti, ho percepito che al di là della descrizione dei vissuti, mancava qualcosa. La pura elaborazione teorica delle espressioni verbali ed emozionali non bastava a definire il contesto, non riuscivo ad inquadrare adeguatamente ciò che mi veniva portato ed insieme a Cristina abbiamo deciso che la mia partecipazione diretta ai gruppi poteva essere il tassello mancante.

Certo può sembrare un po’ strano, il supervisore normalmente non scende in campo, ma questo era un caso speciale. Ho accettato e mi sono buttato “nella mischia”. E’ stato davvero un impatto ad altissima intensità emotiva, con all’inizio la diffedenza delle mamme verso di me che venivo vissuto un po’ come quel consulente sanitario esterno che in tanti casi aveva trattato loro con indifferenza o addirittura con gratuita incapacità.

C’era tanta rabbia, indistinta dal dolore che rendeva assai difficile lavorare a livello interpretativo ed è stato in quel momento che mi sono reso conto del perchè mi era difficile lavorare con il facilitatore. Perchè senza un’immersione reale in quel tempestoso mare emozionale non avrei mai potuto comprendere il materiale che mi veniva portato.

Pertanto ho continuato a partecipare ai gruppi integrandomi progressivamente e comprendendo quanto queste persone attraverso il loro dolore e rabbia, chiedevano di essere accolte, considerate, comprese, cosa che troppo spesso in ospedale non si era verificata, non certo per cattiveria ma per impreparazione degli operatori.

Il lutto perinatale viene troppo spesso minimizzato e questo crea una frustrazione fortissima per una mamma che si era preparata al momento più importante della sua vita. Si tocca il cielo con un dito per poi precipitare nell’abisso… è straziante. Di fronte a questo spesso non ci si sa rapportare e si finisce per minimizzare e addirittura essere bruschi. Per tutto ciò, cercando di calarci in questo mondo di dolore, è opportuno comprendere le modalità più adeguate per rapportarsi ai genitori in un momento così delicato.

Ritornando al lavoro di supervisione, è quindi opportuno che trattando questo contesto, il supervisore conosca la realtà dall’interno per poter aiutare e formare correttamente i facilitatori che operano con tali gruppi. La supervisione avviene ad un livello di accettazione empatica, senza il quale non è possibile né reggere né integrarsi con il gruppo.

 

In occasione “Babyloss Awareness Day” (15 ottobre) CiaoLapo Onlus ha organizzato in Liguria, in collaborazione con Bene con Sé Bene Insieme, un evento dal titolo “La tua culla è il mio cuore”. I genitori, ed alcuni operatori, hanno messo a disposizione le loro testimonianze per aiutare gli operatori a comprendere il problema della morte perinatale e spingerli a formarsi in tal senso. Credo che un modo per arrivare a tutti sia la raccolta e la divulgazione di queste testimonianze.
Cristina Fiore

 

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