Il giudizio morale

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Il giudizio morale

13 Febbraio 2015 Blog comunicare counseling 0

articolo di Cristina Fiore

Lawrence Kohlberg (1958) elaborò una teoria dello sviluppo della qualità morale basata su 6 stadi. Il metodo utilizzato si basò su interviste a 72 bambini di 10, 13 e 16 anni di ceto medio e basso, su una storia la cui interpretazione morale può essere controversa.

In Europa una donna era vicina alla morte per una rara forma di cancro. C’era una medicina che i dottori ritenevano potesse curarla: era una forma di radio che il farmacista aveva recentemente scoperto. La medicina era costosa da preparare ed inoltre il farmacista caricava 10 volte il costo di preparazione. Egli pagava 200$ per il radio e chiedeva 2000$ per una piccola dose di medicina. Il marito della donna malata, Heinz, andò in giro a chiedere in prestito denaro, ma raccolse soltanto 1000$, metà del costo. Recatosi dal farmacista gli disse che sua moglie stava morendo e gli chiese di pagare meno la medicina o di dare la differenza successivamente. Ma il farmacista disse: No, io ho scoperto la medicina e ho intenzione di guadagnarci.. Così Heinz si disperò e rubò la medicina. Avrebbe dovuto farlo?

Storia di Heinz, Lawrence Kohlberg

Partendo dai risultati ottenuti lo studioso arrivò alla divisione che riporto qui sotto.

kohlberg

Questa classificazione, seppur non esente da critiche come quella della Gilligan che sottolinea un parametro maschile forte nella ricerca a nocumento della trasversalità del lavoro stesso, meno adattabile al genere femminile,  è degna di riflessioni.

STADIO 2:

  • ORIENTAMENTO INDIVIDUALISTICO E STRUMENTALE
  • PROSPETTIVA SOCIALE: INDIVIDUALISTICA CONCRETA
  • LE REGOLE SONO RISPETTATE SOLAMENTE QUANDO È NELL’INTERESSE IMMEDIATO DEL BAMBINO. OGNI AZIONE È GIUDICATA IN BASE ALLA SODDISFAZIONE O MENO DEI BISOGNI.

Io personalmente imbatto in persone ben più che novenni che compiono azioni SOLO rivolte a se stessi, nel più bieco movimento a soddisfarsi.

Qualcuno disse che la morale di un uomo di potrebbe quantificare potendo osservare cosa fa da solo in un bagno pubblico sapendo di non essere visto. Lo stato dei servizi di ogni stazione ferroviaria, palazzetto dello sport, luogo pubblico frequentato ci dice gran cosa.

Ma arriviamo agli ultimi due punti, quelli in cui sarebbe auspicabile un’interiorizzazione così forte delle regole che ci permetterebbe anche di dissentire.

I valori morali si basano su principi di giustizia universali e devono essere seguiti anche se qualche volta possono essere in contrasto con le leggi o le norme sociali.

Alla fine, un adulto si deve schierare, uscire dagli schemi e dalle regole per seguire il suo “credo”, per dirsi uomo moralmente maturo.

Ma, davvero siamo certi dei nostri valori? Abbiamo perso un po’ di tempo per pensare che la posizione che  ci fa demarcare nettamente e con foga un valore come “giusto”,  squadrando con ribrezzo uno sbagliato essere, un altro immorale, è la stessa posizione mentale dell’altro arroccato nell’eburnea torre del valore a se proprio.

E poi, valore proprio? Costruito? Integrato? Ereditato?

E perché ho paura di un valore diverso?

Dal workbook “Persone Efficaci“: [in merito a collisioni di valori] Forse la domanda fondamentale che le persone dovrebbero porsi , prima di decidere se insistere affinché l’altro cambi, è la seguente: quanto è importante che quest’altra persona sia simile a me e io a lui? Possiamo essere completamente diversi l’uno dall’altro pur continuando a vivere e lavorare insieme rispettandoci?

 

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