Il dolore, il lutto e la solitudine

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Il dolore, il lutto e la solitudine

15 Ottobre 2014 Blog comunicare lutto 0

Articolo di Cristina Petrozzi

Ho appena partecipato a un corso sula gestione del lutto perinatale e il tuo invito mi ricorda una riflessione che ho fatto proprio in questa occasione sulla solitudine nel dolore.
Al corso partecipavano soprattutto mamme che hanno subito una perdita del loro bambino in gravidanza o subito dopo la nascita. Il senso di solitudine che segue una perdita è sempre intenso. Quello che segue la perdita perinatale lo è spesso anche di più perché questo tipo di perdita non è visibile al resto del mondo, che da una parte la nega per il dolore che provoca, dall’altra non la riconosce perché è più comodo fingere che chi non è stato vivo fuori dal grembo materno non sia neanche mai esistito.
E succede anche che qualcuno si permetta di definire i bambini non nati a termine, prima di una certa epoca gestazionale, solo “grumi di materia”, togliendo a chi ha subito questo tipo di perdita anche la dignità di essere stati genitori. Aumentando ulteriormente il loro senso di solitudine. Io ho provato questa solitudine, forse anche per scelta, perché la solitudine che deriva dalla percezione di noi stessi come diversi, diventa una strategia per proteggerci da altro dolore, dalla paura del giudizio altrui. E quando soffri per una perdita ti senti diverso e pensi che nessuno possa capire il tuo dolore.
Mentre ascoltavo le esperienze di mamme giovani e fresche di lutto, o di altre con ferite più antiche, che lamentano e chiedono con ostinazione, fino quasi a pretendere, la comprensione del loro dolore da parte degli altri, mi sono chiesta: non sarà che si sentono sole perché loro per prime non accettano il loro dolore?
Fa male lasciarsi andare a questa emozione, ma come possiamo pretendere di essere compresi quando noi per primi non comprendiamo e accettiamo noi
stessi?
Solo quando mi sono lasciata andare al mio dolore, preoccupandomi di costruire intorno ad esso le giuste protezioni per non farmi travolgere, ho imparato a vedere e rispettare anche quello degli altri, di chi in questo caso non è capace di affrontare la morte e gestire il dolore che ne deriva.
E questo ha alleviato il mio senso di solitudine, il fatto di riconoscere che una perdita sia dolorosa non solo per chi la subisce direttamente, ma anche per chi ne è testimone, accettando la sofferenza altrui e dandole pari dignità. Allora la perdita stessa acquista valore, forse pesa di meno e diminuisce il senso di solitudine.

 

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