ComuniCARE per progettare un futuro possibile. Buona comunicazione per accedere alla resilienza.

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

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1 Giugno 2015 Blog counseling lutto 0

Articolo di Cristina Petrozzi
Counselor REICO

Sabato 30 maggio si è tento a Genova il 3° Convegno Nazionale di Reico, una delle associazioni nazionali di categoria dei counselor, quella a cui appartengo.
È un’occasione in cui i counselor si riuniscono per confrontarsi sulla strada fatta fino a questo momento dalla categoria professionale e si confrontano sulle proprie esperienze professionali. E in quest’occasione ho avuto modo di presentare la mia personale esperienza come counselor, inserita all’interno dell’attività dell’associazione CiaoLapo, gestita in Liguria, dove io opero, dallo staff dello studio Bene Inseme di Chiavari e in particolare dalla mia collega e amica Cristina Fiore.
Le relazioni del convegno hanno avuto come tema comune la progettualità nel counseling, a partire dalla strada fatta fino ad oggi perché questa nostra professione sia percepita proprio come uno strumento per stimolare e attivare la progettualità, per concludere con diverse esperienze applicative a dimostrazione di questa potenzialità.


E io ho provato a raccontare ad un pubblico di colleghi formati e in formazione, che proprio alcune abilità tipiche della relazione di counseling, si sono dimostrate nella mia esperienza insieme all’associazione CiaoLapo degli strumenti fondamentali per stimolare la resilienza nei genitori che hanno vissuto il dramma della perdita di un bambino durante la gravidanza o subito dopo la nascita.
Un genitore che perde un bambino durante la gravidanza per qualunque motivo, o subito dopo la nascita, subisce un vero e proprio trauma, perché si tratta di un evento inaspettato in quanto del tutto innaturale e per questo umanamente molto doloroso, in grado a seconda della capacità di ogni singola vittima, di scatenare emozioni molto forti di angoscia, paura, collera e un grande senso di impotenza. E di queste perdite nel terzo trimestre di gravidanza ne avvengono in Italia 2500 ogni anno.
Proprio per questa innaturalità che rende l’evento ancor più critico, le vittime, i genitori, sarebbero agevolati dalla presenza di operatori sanitari dotati di particolari abilità di counseling di emergenza, in grado di stimolare fin da subito la loro resilienza. Si tratterebbe di avere intorno un personale capace di mettere in campo abilità comunicative adeguate a una situazione di pronto soccorso emotivo, un modo di comunicare accogliente, empatico e non giudicante, attento ai bisogni di chi non può essere guarito ma che ha un immenso bisogno di cure. Purtroppo questo, come l’esperienza della maggior parte dei genitori che si rivolgono a CiaoLapo dimostra, è ancora lontano dall’essere realtà, perché gli operatori sanitari stessi, di fronte alla morte di un bambino, non sono affatto preparati a comunicare, nel senso di condividere, partecipare, e invece troppo occupati a proteggere se stessi e il proprio disagio di fronte alla sofferenza e al dolore.
Questo è il primo allontanamento emotivo subito dai genitori, seguito da quello della maggior parte della comunità, molto spesso quello della stessa famiglia, che non è in grado di accettare l’idea che si possa morire prima di nascere, e facilmente nega che quel bambino, che in fondo non ha mai visto, sia mai esistito.
Così i genitori, che hanno vissuto la disgrazia di perdere il loro bambino si ritrovano soli a gestire un dolore che non riescono a comprendere perché nessuno glielo riconosce legittimo.
Ecco che allora i gruppi di auto muto aiuto organizzati dall’associazione CiaoLapo e facilitati da operatori della relazione d’aiuto, spesso counselor, formati specificamente alla gestione del lutto perinatale, possono essere un valido aiuto perché questi genitori vengano agevolati ad elaborare il proprio lutto. Un percorso fisiologico perché fa parte di tutti i processi conseguenti a una perdita, ma che necessita per avviarsi, la legittimazione, ovvero il riconoscimento delle emozioni di dolore, rabbia e disperazione, del tutto normali in seguito ad un evento traumatico di questa portata. Non è certo negando e fuggendo dal dolore che lo si può superare. È necessario passarci attraverso, meglio con l’aiuto di un operatore formato che sappia guidare la condivisione con altri genitori verso la strada del riconoscimento delle emozioni e il loro contenimento con l’obiettivo di costruire un ricordo legittimo della relazione d’amore che comunque c’è stata, anche se di breve o brevissima durata. Da questo momento sarà più facile per i genitori che hanno subito la perdita mettere in atto una nuova progettualità e ritornare a vivere la propria vita secondo una nuova prospettiva, quella che ha dato la giusta collocazione nella loro storia e nella loro famiglia al bambino perso ancora prima di nascere.
Ed è stato il primo intervento della giornata dedicata alla progettualità nel counseling ad offrirmi un ottimo spunto per descrivere la mia esperienza e in parte confermarla: il dott. Franco Pastore ha parlato del counseling come strumento di cura, in grado di aiutare il cliente in difficoltà per qualsiasi motivo, a dare contenimento a delle emozioni che egli stesso vive come “infinite”. È proprio questo l’obiettivo di CiaoLapo e dei gruppi di sostegno ai genitori che hanno perso il loro bambino: accompagnarli in un percorso di costruzione di un recinto in grado di contenere il dolore della perdita perché sia più facile prendersene cura e allo stesso tempo offrire alla vittima una nuova opportunità di vita.
Una conferma e una legittimazione che danno forza a continuare questo cammino faticoso e allo stesso tempo stimolante perché nutrito dai tanti incontri di volti e di storie che mi hanno cercato, dopo il mio intervento, per dirmi grazie di aver parlato anche di loro.

 

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