Camminando Camminando…

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Camminando Camminando…

29 Settembre 2014 Blog comunicare counseling scritti 0

 articolo di Cristina Fiore

Esistono cammini senza viaggiatori.
Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri.
Gustave Flaubert, Lettera a Louise Colet, 1847

Mi affeziono alle parole e quando mi hanno fatto riflettere circa ERRARE nella doppia accezione legata all’errore e al cammino, non ho più abbandonato l’immagine.

Mi viene in mente un campo verde, che sa di umido e rugiada, una nebbiolina che sale, un cammino aperto, ogni tanto i piedi poggiano su qualche sasso aguzzo; qualche buca nel terreno.

Qualche volta non si conosce la strada, qualche volta si sbaglia.

Spesso si sente male. un male che fa perdere il cammino; un male errante, un male senza luogo, nell’ovunque.

Ci si siede e si pensa che la stanchezza è troppa per proseguire; fanno male le gambe, i piedi non si sentono più e le spalle sono pesanti e curve.

M. in studio, raccontandosi, ricorda un sogno… era senza gambe. Non si spostava e soffriva del fatto che nessuno la aiutasse.
C. mi parla di salite, delle difficoltà di svalicare un’altura che si è presentata in tutta la sua imponenza.

Quando il vulnus è profondo ci si abbarbica, ci si arrotola; fermi in una postura antalgica che blocca il cammino.

Dove vado? Dove andrò? Che sarà di me?
Sono le domande della crisi, dello smarrimento. L’identificazione di se stessi con un cammino interrotto, disperso, senza meta.

Perdersi è non vedere, essere ciechi al cammino.

Ma è camminando che si ritrova il percorso. Con i piedi dolenti e le ginocchia sbucciate. Con la comprensione della sosta e della condivisione.

Errando.

Nel percorso verso l’oltre ci si ritrova; riscoprendosi capaci di vedere la strada.
Forse non quella pensata ma un’altra, forse non dritta… un sentiero montano.
Faticosa, erta, coraggiosa, personale, privata, solitaria, errata, errante.

Si tratta veramente di trovare il proprio sentiero. E non si può chiedere che qualcun altro lo indichi. E’ come se lui stesso scegliesse, quando lo si trova si comprende che è un luogo per muoversi dove fermarsi non pesa; perché qui sono i muscoli a trattenersi, la mente scivola su quell’idea a sciogliere le scomodità che sempre si troveranno, non più vissute con il terrore di chi non ha radici ma con il gusto del percorso. Del guadagno ricevuto.

Il passato ha in sé il dolore
Ma la memoria è gioia
E sento il suo sapore
Di miele amaro
(Tazenda)

 

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