Mi chiamo Cinzia e sono la mamma di Virginia, Giordano e Emiliano

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. (Epicuro)

Mi chiamo Cinzia e sono la mamma di Virginia, Giordano e Emiliano

15 Ottobre 2013 Blog lutto 0

Mi chiamo Cinzia e sono la mamma di Virginia, Giordano ed Emiliano tre angeli in volo ma nel mio cuore per sempre

Il 19 febbraio 2009 nasce Virginia, il regalo della mia vita, dopo una gravidanza tranquilla, a 44 anni partorisco una bella bambina di 3.200 Kg  ma il travaglio si complica e subisco un taglio cesareo in emergenza, Virginia viene rianimata ma oramai non c’è più nulla da fare, non mi era stata diagnosticata una patologia rara del cordone (insererzione velamentosa), un cesareo programmato forse l’avrebbe salvata. La mia bambina è bellissima, tutta rosa e dolcemente addormentata per sempre. Sulla cartella clinica viene chiamata feto ma per la burocrazia posso avere un certificato di nata/morta e il mio compagno può darle il cognome e possiamo salutarla dignitosamente con un funerale.

La mia Virginia mi manca e mi mancano i momenti più siginificativi che avrebbero accompagnato la mia vita, prenderla in braccio e annusare il suo profumo, vestirla e darle un ultimo bacio, quello dell’eternità.

I medici ci dicono che siamo stati sfortunati è un caso rarissimo, la bambina era sana e allora decidiamo di proseguire cercando un’altra gravidanza. Rimango incinta e la gravidanza è normale, l’ansia c’è poiché non è facile arrivare sino in fondo, questa volta. Ma alla ventesima settimana l’ammiocentesi diagnostica la sindrome di Patau (incompatibilità alla vita) e precipitiamo in un baratro nuovamente, perché il nostro bambino non può nascere? La decisione di sottopormi ad una ITG non è facile ma non ho alternative e il dolore me lo carico sulle mie spalle per proteggere mio figlio, perché lo amo. Quando lo partorisco chiedo di vederlo ma l’ostetrica lo prende e lo copre subito con il telino e me lo porta via. Per il mondo e per la burocrazia non ho diritto ad un certificato ma, per noi, sarà sempre il nostro Giordano, il fratello di Virginia.

I medici nuovamente dicono che siamo stati proprio  sfortunati, una bambina sana, una sindrome rara di incompatibilità alla vita, non può mica nuovamente capitare; così dopo sei mesi io rimango nuovamente incinta, ho 45 anni e sono incinta e questa volta credo proprio che sarà il bambino dell’amore. La gravidanza è seguita, io sto proprio bene, il cuore batte, prenoto la villocentesi alla 13° settimana, faccio tutti gli esami e ad un controllo dal gine, alla dodicesima settimana mi viene detto che il battito si è interrotto. Il mondo mi crolla addosso, più devastante di prima arriva il doloro con tutto il suo carico. Mi sottopongo all’intervento e ritorno a casa nuovamente a braccia vuote. Il mio bambino era nuovamente affetto da sindrome di Patau. Era molto piccolo, era un maschio, era incompatibile con la vita ma era mio figlio e si chiama Emiliano. Certo non hanno mai visto la luce i miei figli, certo hanno avuto tre storie diverse, trattamenti diversi, diritti diversi ma sono comunque i miei figli

Come si fa ad andare avanti, si fa….. prendendosi cura del dolore

Grazie per l’ascolto

Cinzia

In occasione “Babyloss Awareness Day” (15 ottobre) CiaoLapo Onlus ha organizzato in Liguria, in collaborazione con Bene con Sé Bene Insieme, un evento dal titolo “La tua culla è il mio cuore”. I genitori, ed alcuni operatori, hanno messo a disposizione le loro testimonianze per aiutare gli operatori a comprendere il problema della morte perinatale e spingerli a formarsi in tal senso. Credo che un modo per arrivare a tutti sia la raccolta e la divulgazione di queste testimonianze.
Cristina Fiore

 

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