Tag Archives: relazione d’aiuto

La dimensione attiva dell’helpee.

Nella relazione d’aiuto troppo spesso viene sottovalutata la dimensione attiva di colui al quale si presta aiuto. Senza un adeguato coinvolgimento l’helpee non è facilitato nei processi interni di esplorazione, fondamentali affinché si verifichi un cambiamento.

L’aiutato che analizza e verbalizza estesamente la sua situazione diventa condizione necessaria all’helper per personalizzare il percorso di aiuto.

È necessario ricordare che l’obiettivo finale dell’aiuto è impegnare il cliente in processi che portino alla crescita e allo sviluppo delle sue proprie dimensioni umane.

Il primo passo, fondamento di tutto il processo di aiuto, è permettere che l’helpee guardi dentro di sé per rileggere in prima persona il proprio vissuto. Potremmo chiamare questo passaggio elaborazione interpersonale, questa richiede abilità di esplorazione, comprensione ed azione.

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L’ascolto efficace e il rischio di intervento di facilitazione

E’ bastato un input dell’amica Claudia Ravaldi[1] per farmi riflettere circa la tentazione, mi si passi il termine, di accelerare il processo in atto in una relazione d’aiuto. Quando mi trovo di fronte al dolore, alla sofferenza indicibile di un lutto relativo alla morte di un bambino ma anche rapportandomi ad altri vissuti di perdita e di fronte allo smarrimento che leggo più volte negli occhi di chi mi si rivolge in cerca di un aiuto, nasce imperioso il desiderio di intervenire per accellerare quel tempo così gravoso, nell’ottica di portare un sollievo più veloce in termini di tempo al cliente che mi si rivolge.

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Relazione educativa: verso una relazione d’aiuto

L’operare dell’educatore / pedagogista è determinato non solo dall’azione di preparazione e di controllo dell’intervento, ma anche dei mezzi che utilizza per realizzare quelle intenzioni di cambiamento che lo spingono all’azione educativa. Un buon professionista del campo educativo deve possedere delle solide e affermate competenze che si esplicano nella processo educativo che per essere tale richiede intenzionalità formativa da parte dell’educatore verso l’educando e percorsi e procedure mirati a obiettivi educativi.
La differenza tra una semplice relazione e una relazione educativa è data esclusivamente dall’intenzionalità e meno dell’educatore, che all’interno del rapporto educativo mette in atto, in modo consapevole e programmato, procedure per fare raggiungere al suo educando obiettivi in campo cognitivo, relazionale, emotivo o affettivo.

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