La dimensione attiva dell’helpee.

Nella relazione d’aiuto troppo spesso viene sottovalutata la dimensione attiva di colui al quale si presta aiuto. Senza un adeguato coinvolgimento l’helpee non è facilitato nei processi interni di esplorazione, fondamentali affinché si verifichi un cambiamento.

L’aiutato che analizza e verbalizza estesamente la sua situazione diventa condizione necessaria all’helper per personalizzare il percorso di aiuto.

È necessario ricordare che l’obiettivo finale dell’aiuto è impegnare il cliente in processi che portino alla crescita e allo sviluppo delle sue proprie dimensioni umane.

Il primo passo, fondamento di tutto il processo di aiuto, è permettere che l’helpee guardi dentro di sé per rileggere in prima persona il proprio vissuto. Potremmo chiamare questo passaggio elaborazione interpersonale, questa richiede abilità di esplorazione, comprensione ed azione.


4 Agosto 2014 0