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Articolo di Cristina Petrozzi
Counselor REICO

Sabato 30 maggio si è tento a Genova il 3° Convegno Nazionale di Reico, una delle associazioni nazionali di categoria dei counselor, quella a cui appartengo.
È un’occasione in cui i counselor si riuniscono per confrontarsi sulla strada fatta fino a questo momento dalla categoria professionale e si confrontano sulle proprie esperienze professionali. E in quest’occasione ho avuto modo di presentare la mia personale esperienza come counselor, inserita all’interno dell’attività dell’associazione CiaoLapo, gestita in Liguria, dove io opero, dallo staff dello studio Bene Inseme di Chiavari e in particolare dalla mia collega e amica Cristina Fiore.
Le relazioni del convegno hanno avuto come tema comune la progettualità nel counseling, a partire dalla strada fatta fino ad oggi perché questa nostra professione sia percepita proprio come uno strumento per stimolare e attivare la progettualità, per concludere con diverse esperienze applicative a dimostrazione di questa potenzialità.

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15 ottobre 2014: babyloss awareness day

Il 15 ottobre si festeggia la giornata mondiale della consapevolezza sul lutto perinatale (babylossawareness day), un lutto tabù, spesso negato dal punto di vista sociale perché non visibile e per questo ancor più doloroso per chi lo subisce. E in Italia sono 2500 ogni anno le famiglie che perdono un bambino in gravidanza o subito dopo la nascita.

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Il dolore, il lutto e la solitudine

Io ho provato questa solitudine, forse anche per scelta, perché la solitudine che deriva dalla percezione di noi stessi come diversi, diventa una strategia per proteggerci da altro dolore, dalla paura del giudizio altrui. E quando soffri per una perdita ti senti diverso e pensi che nessuno possa capire il tuo dolore.
Mentre ascoltavo le esperienze di mamme giovani e fresche di lutto, o di altre con ferite più antiche, che lamentano e chiedono con ostinazione, fino quasi a pretendere, la comprensione del loro dolore da parte degli altri, mi sono chiesta: non sarà che si sentono sole perché loro per prime non accettano il loro dolore?

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