Quanto frequentemente occorre andare dall’osteopata?

Articolo di Francesco Gualerzi

Una domanda legittima e frequente che mi viene posta in studio è: “Quante sedute dovrò fare e per quanto tempo?” Come spesso accade con la terapia osteopatica, non facilmente inscrivibile in “protocolli” come invece avviene con le cure farmacologiche, la risposta è sempre un pochino variabile.

Innanzitutto mi pare un preciso impegno deontologico del professionista quello di impegnarsi a risolvere la problematica del paziente il prima possibile. Tuttavia una volta ho sentito dire (purtroppo da un insegnante di osteopatia, sottolineo purtroppo) che in un paio di sedute è necessario far stare bene la persona. Credo che tale risposta sia quanto di più lontano dall’evidenza scientifica  1), che testimonia una variabilità del numero e della frequenza di sedute secondo i casi e le disfunzioni somatiche da risolvere e anche dal buon senso logico clinico: ogni persona infatti ha una storia clinica e uno stile di vita diversi, come si può anche solo immaginare di proporre un numero così esiguo di sedute per di più uguali per tutti? A me questo approccio pare davvero più dettato dall’ego del o della terapista che da reali motivazioni terapeutiche. Occorrono ancora studi prima di poter proporre dei numeri così certi e soprattutto così esigui.

Tornando al punto: le sedute osteopatiche vanno somministrate sì velocizzando il processo di guarigione, senza aggiungere sessioni a tempo indeterminato, ma è anche vero che si effettuano tutte le sedute che è necessario effettuare per far star bene la persona. Per citare l’osteopata francese Nicette Sergueef: “Non dovrebbero esistere ragioni per trattare un paziente oltre le tre o cinque sedute…“  2)

Laurie Hartman afferma: “Una prognosi di un buon esito che non sia supportata da risultati positivi del trattamento è chiaramente una prognosi sbagliata. Anche se il percorso scelto potesse dimostrarsi quello corretto, potrebbero essere sbagliati i tempi”  3)

Anche una volta ottenuto il risultato terapeutico voluto, si programmano insieme al o alla paziente le sedute di mantenimento, anch’esse non somministrabili a priori e secondo uno schema standard. Personalmente questa parte la concordo insieme alla persona, secondo il suo stile di vita: mi pare abbastanza ovvio che un conto è programmare trattamenti di mantenimento per una ventenne sportiva e fisicamente in forma, un conto per un’impiegata cinquantenne sedentaria e un conto ancora per un anziano affetto da diverse patologie croniche sotto controllo e terapie mediche.

Fatte queste premesse, un numero che a me pare “ragionevole” di sedute va dalle 3 alle 5 sedute in circa due mesi. Nel senso che se in tale lasso di tempo non si raggiunge un risultato terapeutico incoraggiante è doveroso interrompere la terapia per orientarsi invece verso ulteriori approfondimenti medici.

L’osteopatia è nata nel 1870 inventata dal dottor Still, dopo che era rimasto deluso dalla medicina tradizionale dell’epoca. Se da un lato questo ha permesso la nascita di una meravigliosa ed efficace terapia, detta appunto osteopatia, dall’altro occorre prendere atto che non siamo più a fine Ottocento e che anche l’osteopatia si debba adeguare alla moderna comunità medico scientifica (che nel frattempo ha fatto passi da gigante) trovando un’opportuna e doverosa collocazione al suo interno: il che significa riconoscere anche i limiti dell’osteopatia stessa e la sua necessità di integrarsi con le altre terapie. Il numero e la frequenza delle sedute non si può sottrarre a mio parere a questo orientamento: promettere chissà quali risultati in due sole sedute non mi pare davvero l’atteggiamento corretto.

Fonti bibliografiche:

1) Zamora S, Seffinger MA, Osteopathic Manipulative Therapy for Foot-Pain: How Many Sessions? How Often?, J Am Osteopath Assoc. 2017

2) Sergueef N, Nelson K, Osteopathy for over 50s, Handspring Publishing, Edinburgh 2014

3) Hartman L, Handbook of Osteopathic Technique – Third Edition, Chapman & Hall, London 1997

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