Mettere a frutto le esperienze dell’osteopata

articolo di Francesco Gualerzi

L’osteopatia è una terapia manuale che guarda alla persona nel suo complesso. Per questo motivo non ha senso che possano pensarsi specializzazioni come in medicina: ortopedia, gastroenterologia, ginecologia, dermatologia, neurologia, eccetera. In campo medico è necessaria tale divisione, per avere a disposizione degli specialisti esperti in specifici settori della salute umana e delle relative terapie, del tutto mirate.

L’osteopatia è invece per definizione, storia e metodo una scienza sistemica: ci occupiamo della persona nel suo insieme e questo non significa che siamo “tuttologi”, ma che (dal punto di vista osteopatico) trattiamo l’individuo ascoltando i segnali provenienti dall’organismo considerandolo nel suo complesso. Si ottengono in tal modo risultati che travalicano il benessere e la salute di una singola parte anatomica, ma che si ripercuotono positivamente su tutto l’individuo, compresi in alcuni casi anche vari aspetti emozionali. Tanto per la precisione, non significa che, come una volta ho sentito dire come battuta, se ad una persona duole la spalla noi le trattiamo il piede… Davvero una battuta, però molto distante da come opera realmente l’osteopata.

Fatta questa premessa, comune a qualsiasi osteopata, è del tutto lecito e diffuso da parte di molti osteopati “specializzarsi” per così dire in uno o più tipologie di trattamento. Facendo alcuni esempi per meglio comprendere: vi sono osteopati molto attivi in campo sportivo, non perché esista un’osteopatia “sportiva” che sia diversa, ma semplicemente perché hanno tanta esperienza nel trattare gli atleti, professionisti o amatoriali che siano. In maniera simile, altri colleghi si “specializzano” nel trattare le problematiche relative alla voce e al canto, altri nei trattamenti in gravidanza, altri ancora nelle problematiche inerenti il tratto digestivo, eccetera. Nessuno pratica un’osteopatia differente dalle altre, che non esiste. Semplicemente mettono a disposizione le loro competenze ed esperienze a particolari tipologie di pazienti. Salvo restando il fatto che sono tutti in grado di trattare dal punto di vista osteopatico qualsiasi altra persona si presenti nei loro studi.

Personalmente ho deciso di adottare tale approccio mettendo a frutto le mie precedenti esperienze nel campo delle arti marziali e della terza età. Ho infatti praticato fin da ragazzo attività fisica in campo marziale e pertanto, quando un atleta si rivolge a me, so esattamente il tipo di sforzo, tensione, esercizio e preparazione atletica ai quali si sottopone, per cui parliamo un linguaggio comune. L’osteopatia che pratico su questi pazienti non è diversa, speciale: è sempre osteopatia, credo sia abbastanza chiaro il concetto. Parimenti, avendo insegnato per anni tecniche di Qigong e Taijiquan (ginnastiche dolci cinesi) a partecipanti della terza età ed avendo discusso la mia tesi in osteopatia sul trattamento dell’anziano, metto a disposizione tale mia esperienza a chi ha i “capelli d’argento”. Poi naturalmente tratto anche chi non appartiene a queste categorie, ma credo fermamente che potermi orientare anche verso pazienti specifici mi permetta di capire più facilmente e velocemente il tipo di intervento osteopatico da mettere in atto.

A questi aspetti, esclusivamente osteopatici, aggiungo la pratica e l’insegnamento del Metodo Dorn ai miei pazienti: una volta terminato il trattamento osteopatico possono usufruire in totale autonomia di tale utile e semplicissima tecnica di allungamento muscolare specifica per la colonna vertebrale. Davvero un bel connubio.

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