Ma tu che fai l’osteopata, non stai mai male?

articolo di Francesco Gualerzi

Domanda ricorrente, non frequente ma ogni tanto qualcuno me la pone. Non è un domanda banale, o indiscreta, anzi è segno di curiosità e ragionamento. Direi che il retro pensiero possa essere: “Siccome tu effettui manovre e terapie manuali che uno da solo non riesce a fare, a te chi le fa?

Dunque sono due le risposte che come professionista mi sento di solito di dare. La prima è che sì, anche l’osteopata è fatto di muscoli, ossa, cartilagini nervi e vasi sanguigni e quindi ogni tanto sta male. Credo anche che, come operatore che si occupa di salute e benessere, sia mio preciso dovere innanzitutto sforzarmi di “essere ciò che consiglio”. Se dico che è bene idratare, non posso dimenticarmi di assumere abbastanza liquidi durante il giorno. Se affermo che è bene non abusare di sostanze alcoliche, non posso avvinazzarmi abitualmente, ma modero l’introito di alcolici e pasteggio ad acqua. Ovviamente, perlomeno a me pare ovvio, non fumo e non mi drogo. Se sostengo che il movimento fisico è salutare, non posso evitare di camminare e  di fare almeno un blando esercizio giornaliero e così via dicendo.

È chiaro che tutto quanto sopra non mi esonera dall’ essere soggetto ogni tanto a influenze, raffeddori,  dolori articolari o disturbi viscerali: la vita è movimento, stimoli fisici, ambientali, nutritivi, emotivi ed endogeni. Nessuno è immune per quanto viva uno stile di vita salutare, ma è pur vero il contrario: un buon stile di vita aiuta a prevenire e combattere meglio i malanni.

Dunque ecco svelato il primo punto: un osteopata può anche lui soffrire di diversi malesseri.

Il secondo punto è: come ne esco se non posso trattarmi da solo? Risposta meno semplice della precedente, perché ogni professionista ha il suo sistema: dunque descrivo quello che faccio io. Cerco innanzitutto di rivolgermi a me stesso come farei con un paziente, anche se è più difficile, perché ovviamente tendo come tutti a raccontarmi delle frottole, ad ignorare il problema a procrastinare… Ma ora che ci penso in fondo sì, anche alcuni dei miei assistiti fanno così, dunque la differenza non è poi tanto grande.

In quanto paziente di me stesso, mi occupo prima di tutto di andare a farmi trattare da un collega osteopata di fiducia (la fiducia è importante, non tanto per motivi “tecnici”, ma umani, ne scriverò in un prossimo articolo).

Non solo osteopatia, però: mi preoccupo di ricevere con una certa regolarità anche altri trattamenti (Dorn Breuss, shiatzu, massaggi, ecc). Non appartengo minimamente a quelle scuole di pensiero secondo le quali solo la disciplina praticata dal professionista può risolvere ed aiutare: integrazione è una parola che mi piace da matti.

Poi, dopo i trattamenti, non più in quanto osteopata, ma come operatore di Metodo Dorn, pratico abbastanza regolarmente gli esercizi previsti sulla colonna: mi aiutano a mantenere i risultati acquisiti con le sedute sopra citate.

E infine, come istruttore di Qigong e Taiji, dedico ogni volta che posso qualche minuto alla pratica delle ginnastiche dolci.

Tutto questo lavoro è semplicemente simile a quanto consiglio di fare ai miei assistiti: non potrei sponsorizzare e insegnare uno stile di vita che non conosco e non pratico, ma il fatto di praticarlo ha l’effetto collaterale positivo che mi fa stare bene o mi fa uscire più velocemente dai malesseri. Per chi non è del mestiere poi è persino più semplice: non occorre studiare per diventare osteopati, istruttori di Dorn o di Qigong. Basta farsi trattare e praticare regolarmente alcuni facili esercizi previsti e insegnati in tali discipline.

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