Lo spazio del sentire

articolo di Cristina Fiore

Quale sottile analista, il comico! Ho colto qualche spunto dal celebre film del 1991 Pensavo fosse amore… invece era un calesse del 1991 diretto da Massimo Troisi. L’ultima regia di Troisi di cui è anche sceneggiatore e protagonista con Francesca Neri e Marco Messeri.

Cito:

  • voglio solo soffrire bene
  • devo soffrire, devo star male
  • devo soffrire davanti a questa […]?
  • lasciarmi soffrire tranquillo
  • con voi soffro male… soffro poco…

Se ci riportiamo a momenti della vita in cui abbiamo avvertito una grande sofferenza, non fatichiamo a contattare quella parte intima che rivendicava il diritto a professare, mi si passi il termine, quel sentimento oppure si vergognava ad esprimerlo, vittima di educazioni forti che hanno imposto rigidi confini in merito all’espressione del malessere.

Credo che gran parte di noi possa cercare quel bambino, con gli occhi gonfi e pungenti, che tenta di ricacciare indietro le lacrime perché gli è stato chiesto di mantenere un “decoro” rispetto ad uno sgradevole evento. Quanto di liberatorio c’era, in contrasto, nello sciogliersi in un pianto a dirotto fra le braccia calde di un affetto sicuro? Troisi rappresenta, parodiandola, la necessità di catarsi 1 attraverso uno spazio adatto alla sofferenza che deve essere sentita tutta, profondamente, senza sconti. Si tratta di un luogo intimo, fisico e psichico, che necessità di confini e scaccia gli intrusi. E’ un “qui e ora” da salvaguardare, soprattutto in un setting di “relazione d’aiuto” dove l’helper può divenire confine e tutore di resilienza. Permettere di attraversare tutto il travaglio verso una meta che talora non è neppure visibile, parte dal punto zero, dal contesto adatto in cui posso, devo, esperire la mia sofferenza senza che ne nessuno mi chieda di ricacciare indietro lacrime e rabbia. E ancora dallo stesso film, possiamo imparare quanto siano limitanti e non richieste le anticipazioni rivelatorie, i consigli in cui spesso si scivola, anche quando preparati.

  • Perchè siete tutti così sinceri con me che vi ho fatto di male io?
  • Ti diciamo la verità per il bene tuo… Chi vi ha chiesto niente…
  • Queste sono cose che vanno dette alle spalle

Il bisogno anche qui di un rispetto dei confini, dei tempi propri di ognuno. A chi fa bene questa rivelazione? Al fidanzato lasciato o risponde, in modo del tutto inconsapevole, alla rivendicazione degli amici per i quali Cecilia non era adatta, non amando l’odore del pesce. Il rischio dell’intervento che anticipi il cliente è lo scivolare in un essere conduttivi e spesso non efficaci, proprio perché l’altro, incalzato, si difende e non accoglie ma si trincera tornando ad essere il bambino che non può piangere, che deve essere un “ometto”, che deve reagire ma non con una sua propria modalità bensì come gli viene insegnato.

  1. Il termine “catarsi” è stato ripreso da Sigmund Freud e Joseph Breuer nel 1895, negli Studi sull’isteria, per indicare la liberazione di emozioni in pazienti ansiosi, grazie al recupero di particolari pensieri o ricordi biografici. I due studiosi avevano a quel tempo chiamato il procedimento da loro utilizzato, appunto “metodo catartico”. Nell’accezione psicoanalitica, ma anche nello psicodramma di Jacob Levi Moreno, nelle recenti psicoterapie espressive, nell’arte-terapia, nonché nel Rebirthing, il termine “catarsi” viene utilizzato sempre con il significato di “scarica, sfogo, espressione, liberazione”. Nello psicodramma e nelle arti-terapie, attraverso la rappresentazione, la persona può prendere contatto e comprendere gli aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale.

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Enter Captcha Here : *

Reload Image

Questo sito utilizza cookie di terze parti per migliorare servizi ed esperienza dei visitatori. Acconsenti all'uso dei cookie cliccando su "Accetto" nel banner. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi