Accettazione vs Rassegnazione

articolo di Cristina Fiore

Spesso durante i corsi di formazione ci si sofferma sul tema dell’accettazione.

In ambito comunicativo “accettare” quanto ci proviene dall’altro, le sue scelte, le sue decisioni è un concetto che rischia di scivolare in un’interpretazione che potrebbe essere definita “rassegnazione”.

Proverò a cercare di fare luce su questo aspetto.

Nel momento in cui il nostro obiettivo diventa l’ingaggio relazionale, cioè quel meccanismo che permette di creare una sintonizzazione con il ricevente atta a formare il canale attraverso il quale fare passare in modo efficace le informazioni, dobbiamo renderci conto della precisa posizione dell’altro; del suo punto di vista e delle propensioni personali.

Accettare è un concetto quindi quasi “geografico”; è rendersi conto oggettivamente di quale sia la posizione della persona nei confronti della quale è rivolto il messaggio comunicativo.

Nella relazione d’aiuto l’accettazione è in qualche modo la base della sospensione del giudizio, ciò che ci permette di formulare un messaggio efficace, il meno possibile inquinato da posizioni personali in ambito valoriale.

Accettare è consentire ad accogliere, a ricevere quanto viene offerto o proposto. Non significa condividere né giustificare. È una predisposizione all’ascolto, all’apertura verso ciò che l’altro è veramente, non ciò che vorremmo che fosse.

Accettare è la strada della libertà, è lasciar essere per poter essere ed il percorso più corretto per raggiungere un’efficacia nell’ambito comunicativo sia nelle relazioni d’aiuto in senso stretto che in quelle in ambiti diversi (aziendale, scolastico).

Vi invito ad osservando l’intervista di Enzo Biagi a Raffaele Cutolo.

Possiamo osservare (tra le mille cose che si potrebbero sottolineare) che:

obiettivo dell’intervistatore era che ci fosse l’intervista innanzitutto, che venisse rilasciata e pubblicata; ben diverso dall’obiettivo di un investigatore che sviluppa un interrogatorio volto a conoscere particolari utili all’indagine

Biagi cerca di trovare sintonia:
min. 1:18 Cutolo. “Lei è un uomo che non ha paura di avere coraggio”. Biagi sorride, “parliamo con tranquillità”, ed in seguito sposta l’attenzione sul figlio al quale si presenta ed inizia chiedendo al boss qualche cosa circa il futuro del figlio

altro passaggio notevole è quando Biagi chiede spiegazioni a Cutolo in merito all’identificazione con Buddha, Maometto, Gesù Cristo. Da Biagi non arriva ironia né giudizio, piuttosto una “accettante curiosità”

Si rassegna colui che accetta la volontà altrui anche se contraria alla propria, è la predisposizione ad accogliere senza reagire.

Nell’accettazione dimora la dinamicità dell’osservatore; nella rassegnazione c’è l’implodere di una forza melmosa, che si traduce in rabbia, frustrazione dolore.

Nell’accettazione le ali, nella rassegnazione catene.

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