Giacomo, della morte e dell’amore

Quando muore un bambino, tutta la famiglia che lo attendeva, di cui era parte, viene dotata di un pesante zainetto che sembra tirare profondamente  verso il basso.

Quando Giacomo è morto ho visto per la prima volta le lacrime del mio compagno, la paura negli occhi di mia figlia, l’inquietudine nei confronti della vita di mio padre, la fragilità di mia madre…

Alla morte non si può essere preparati, non la si conosce finchè non ti avvolge, e quando ti avvolge così inaspettatamente, così all’improvviso, quando la morte la culli e il tuo ventre diventa la tomba di tuo figlio, il tuo sentire si altera e l’amore materno diventa paura, rabbia, angoscia, incredulità.

Ricordo che mio padre mi diceva “non guardarlo!” come se il non vedere la faccia di mio figlio mi potesse far dimenticare in fretta…

Dimenticare, andare avanti, tornare quella di prima…la morte è un buco nel quale non finire e dal quale scappare  per riprendere la vita “normale”…

Ho scoperto sulla mia pelle che non è vero…o per lo meno non per me…che la vita “normale” non esiste e che la propria storia personale, i momenti vissuti, ciò che ci si trova ad affrontare è la “normalità”.

Mi sono trovata davanti la morte ed ho voluto conoscerla, guardala, toccarla, entrarci dentro, trovare una sintonia con colei che mi ha portato via mio figlio…ho toccato il freddo di un corpicino ed ho sciolto il mio cuore all’amore…

La morte entra in una famiglia e tocca ogni suo componente in maniera diversa…mio figlio Giacomo mi ha fatto conoscere la morte, ma con Teresa l’ho affrontata…

Insegnare a lei a non averne paura, a guardarla negli occhi, accarezzarla e darle dignità è stato un insegnare a me stessa il valore del morire e del saper dire addio…

“Ma poi torna” è la frase che ha ripetuto più spesso…”no, amore non torna” ma non bastava…

non sono mai riuscita a pensare a Giacomo come ad un angelo…l’immagine dell’angioletto mi ha sempre dato un po’ fastidio…non credo al paradiso, ne all’aldilà, ma sono profondamente convinta che la vita, che la realtà non sia fatta solo di ciò che è tangibile e visibile…l’amore non si vede eppure esiste, la rabbia vibra nell’aria e si fa sentire con forza…

In questa dimensione di profonda unione tra vita e morte, tra ciò che è concreto e ciò che non lo è, tra energia che si “muove” ed energia che “smuove”, colloco mio figlio…

Certo difficile per una bimba di tre anni interiorizzare concetti così astratti…ma ai bambini  bisogna sempre dare fiducia hanno risorse spesso inaspettate…

Il percorso luttuoso di Teresa non è ancora terminato ma la morte di suo fratello è stata ed è per lei un bagaglio emotivo importante, ciò che mi son sentita di fare è permettere a questo bagaglio di non chiudersi e indurirsi ma di uscire, farsi ascoltare, diventare sfumatura arricchente della sua vita, insegnarle a comunicare il proprio sentire nella consapevolezza che le emozioni si sentono, escono e cambiano…

La morte è quotidianamente nei miei pensieri, non come un incubo ma come una possibilità…e in questo percorso, spesso doloroso, ho capito che avrei voluto vivere diversamente i momenti trascorsi con il corpo di mio figlio…se in quei momenti avessi avuto  un sostegno che mi avesse permesso di collocare ciò che stava accadendo, che semplicemente mi stimolasse a vedere in ciò che stava succedendo l’ultima occasione di amare corporalmente mio figlio… se avessi potuto abbracciarlo, toccarlo, vestirlo, fotografarlo…se avessi potuto, voluto baciarlo…

questo è ciò che mi manca in assoluto…

Educare mia figlia a conoscere la morte senza temerla, con la curiosità tipica dei bambini, sentendo la tristezza del distacco e della mancanza, sentendo l’amore oltre il corpo, il tempo e lo spazio…in questo vive il profondo desiderio di  insegnarle a vivere e a saper amare anche quando gli altri non vedono amore ma la debolezza, la fragiltà, la diversità, la morte…

Il mio desiderio più grande, più profondo per la nostra famiglia è che l’incontro con Giacomo sia quotidianamente l’unità di misura entro il quale collocare il senso ed il valore delle cose.

A volte penso a quanto ci si rifiuti di tenere in considerazione la morte…a quanto sia fuori da qualsiasi atto di vita…la mia speranza e che la morte torni a essere vita. Quotidiana, palese, da accogliere perchè altrimenti chi l’affronta sentirà ancor più freddo…

In occasione “Babyloss Awareness Day” (15 ottobre) CiaoLapo Onlus ha organizzato in Liguria, in collaborazione con Bene con Sé Bene Insieme, un evento dal titolo “La tua culla è il mio cuore”. I genitori, ed alcuni operatori, hanno messo a disposizione le loro testimonianze per aiutare gli operatori a comprendere il problema della morte perinatale e spingerli a formarsi in tal senso. Credo che un modo per arrivare a tutti sia la raccolta e la divulgazione di queste testimonianze.
Cristina Fiore

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