La mentalizzazione del corpo

Articolo di Noemi Passalacqua

Quando pensiamo al nostro corpo tentiamo di rappresentarlo nel suo insieme, nel suo aspetto complessivo, nelle sue funzioni e cerchiamo di dargli un un suo significato relazionale, sociale, sentimentale, erotico e generativo, cioè ipotizziamo sulla sua capacità di sviluppo, procreazione e morte. Proprio nell’adolescenza si prova ad affrontare e realizzare questo compito dello sviluppo che si definisce “mentalizzazione del corpo” per sottolinearne l’aspetto centrale della costruzione di un’immagine , di una rappresentazione di sé ricca di affetti. In nessuna altra fase dello sviluppo può succedere di amare o odiare con così tanta enfasi il proprio corpo.

Gli adolescenti “usano” il corpo come luogo per creare un sentimento di identità e inviare messaggi al mondo sulle rappresentazioni di sé. Da ciò deriva la convinzione diffusa della centralità del corpo in adolescenza. Le trasformazioni del corpo e l’acquisizione di capacità di accoppiamento sessuale accompagnate e segnalate dalle emozioni del desiderio e dell’orgasmo, coinvolgono la mente dell’adolescente in un faticoso processo di donazione di senso agli accadimenti biologici, psicologici e sociali. Può accadere, quindi, di guardare il corpo come una potenza straniera, lontana dalle conoscenze acquisite nell’età precedente oppure di investirlo narcisisticamente fino a diventare il luogo prescelto per la rappresentazione di sé. Quando si lavora con gli adolescenti si rimane fortemente impressionati dalla quantità di azioni e di riti che essi dedicano al corpo: lo decorano, lo vestono, lo marchiano, lo colorano, lo manipolano in svariati modi. Inizia così il momento in cui si usano i trucchi, i profumi e tutto ciò che prepara anche all’accoppiamento e a catturare l’attenzione dell’altro. Inizia il momento in cui interessa essere piacevoli alla vista dei compagni dell’altro sesso. Tutto questo lavoro sul corpo esprime concretamente il lavoro mentale in corso ed ha come obiettivo di renderlo comprensibile e di dargli un aspetto coerente con i propri valori interni. L’adolescente è quindi impegnato nella colonizzazione del corpo, nel renderlo proprio e nel conoscerlo, attraverso profumi e colori legati alle proprie intenzioni.
Ci sono però due aspetti che mancano a questo nuovo corpo e che non sono molto considerati dagli adolescenti in questo processo di mentalizzazione:

Il “concetto di morte”: il nuovo corpo dell’adolescente è sgargiante e promette mille piaceri, ma è mortale. Non è una questione immediata di cui l’adolescente si deve occupare subito, ma è una realtà che deve considerare, altrimenti, se si vuole rimanere immortali deve rimanere inserito nella dimensione del corpo infantile che non dice nulla a proposito della morte perché è destinato a trasformarsi e a crescere (da qui però derivano il concetto di invulnerabilità e l’attuazione di comportamenti a rischio).
Il nuovo corpo è “complementare ad un altro corpo” per essere completato ha bisogno del congiungimento col corpo di un altro. È un corpo dall’autonomia limitata ed aspira a completarsi attraverso l’unione con un corpo complementare. Questo però non solo a livello sessuale. L’adolescente deve imparare ad accettare e rispettare che c’è altro al di fuori di lui, uscendo da una logica di autarchia infantile.

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